Chapter 1 - Il Buongiorno Si Vede Dal Mattino
Nella camera numero 21 dell’Hotel Duomo, il telefono squilla già da un po’ quando, finalmente, una mano alza il ricevitore.
– Sì? Pronto?
– Ferretti! Sveglia!
– Che ore sono?
– Le dieci!… Ferretti, devi fare subito un servizio.
– Un servizio? Capo, hai sbagliato giorno, il Palio è fra una settimana.
– No, non ti chiamo per il Palio; stanotte c’è stato un omicidio, lì, a Siena.
– Io sono qui per il Palio, non mi occupo di cronaca nera. Scrivo solo articoli di costume, non mi interessano gli omicidi. Manda qualcuno altro.
– Non posso, Ferretti! Il caso è tuo. Prepara un articolo per stasera e cerca di inviarci aggiornamenti tutti i giorni. A presto e buon lavoro!
Questo nuovo incarico stupisce molto Ferretti che rimane con il ricevitore in mano.
Paolo Ferretti lavora da circa dieci anni per un quotidiano a tiratura nazionale. È un personaggio molto originale; sulla cinquantina, scapolo, basso di statura, piuttosto grasso e con un principio di calvizie; non possiede certo un fisico atletico e non sì può definire un bell’uomo; nonostante ciò è sempre circondato da belle donne. Lo si incontra ai ricevimenti importanti, alle sfilate di moda e alle inaugurazioni, dove è sempre al centro dell’attenzione.
Chapter 2 - Che Delitto Non Assagiare Il Panforte!
Che brutto risveglio! Ferretti si alza faticosamente dal letto. Centoventi chili di peso non sono uno scherzo, ma per lui da sempre grasso è un’abitudine. Non ricorda infatti di essere mai stato magro.
Avvolto in una vestaglia di seta blu, si siede su una poltrona e ordina la colazione per telefono:
– Sono Ferretti, vorrei un cappuccino con molto schiuma e una spruzzata di cacao amaro, tre bomboloni alla crema e due cornetti salati con prosciutto crudo di Parma. Ah, dimenticavo, ci sono notizie dell’omicidio di stanotte?
– Certo, signer Ferretti, tutta Siena parla dell’omicidio, una cosa terribile e, con la corsa del Palio, una tragedia! Provvediamo subito a portare al colazione.
Quando arriva la colazione il giornalista è ancora seduto. Con aria pensosa si liscia la barba; in fondo non sarà poi così difficile scrivere un articolo sull’omicidio.
Quando torna il cameriere per ritirare il vassoio, Ferretti gli chiede: – Sai dov’è avvenuto l’omicidio?
– Sì, signore, in Piazza del Campo, sui palchi sistemati per il Palio. Hanno ucciso una donna con una pugnalata al cuore. L’hanno trovata in una pozza di sangue.
– E chi è?
– Non so. Dicono che è dell’ambiente dei cavalli e che l’assassino ha lasciato la sua firma. Sull’impugnatura dell’arma sono incise delle iniziali, probabilmente quelle dell’assassino. Ah! Ora devo andare. Buona giornata, signore.
– Grazie a te, ragazzo.
Dopo aver consumato la colazione, esce indossando un completo di lino bianco e un panama, un fazzolettino di seta nel taschino della giacca e scarpe bicolori.
Egli tiene molto alla sua immagine, ha una grande passione per i vestiti su misura che acquista da un famoso sarto romana. Le scarpe, anch’esse su misura, provengono dalla vecchia bottega di un calzolaio di Milano, mentre un laboratorio di speziali di Firenze prepara il suo profumo.
Ferretti si dirige allora in Piazza del Campo, luogo del delitto.
La zona dei palchi, delimitata da nastro rosso e bianco, è sorvegliata da una decina di poliziotti. Molta gente gira per la piazza; i turisti stranieri osservano senza capire granché o continuano a scattare foto.
Prima di iniziare le indagini, Ferretti decide di bere un buon caffè ed entra in uno dei bar della piazza.
Sui ripiani a fianco del bancone sono esposti i panforti. Ferretti non sa se prendere una fetta di panforte nero, “il classico”, oppure il tipo bianco, più dolce con agrumi canditi e pasta di mandorle. Che dilemma!
Ferretti si siede a un tavolo fuori, sulla piazza, e ordina un caffè macchiato e due fette di panforte, una nera e una bianca, perché – pensa tra sé – sarebbe un delitto non assaggiare le due specialità!
Capitolo 3 - Una Conversazione Interessante
Ferretti! Cosa fai qui, a Siena? – Oh, avvocato Termoli, che piacere, prendi un caffè con me? – Voluntieri, grazie. Brutta storia questo omicidio. – Io veramente non so ancora niente, ma sono qui per raccogliere notizie e scrivere un articolo per il giornale. – Da quando ti occupi cronaca nera? – Da stamani, strano vero? – Sì! Nell’omicidio sono coinvolte molte persone in vista qui a Siena. – Davvero? Racconta!
– L’identità della vittima è ancora sconosciuta. La polizia non ha trovato i suoi documenti. Non deve essere una di qui. Invece l’assassino è uno del posto sicuramente. La polizia non ha ancora rivelato il suo nome, ma le tracce portano tutte a una persona di spicco della nobilità senese.
– Se non sbaglio, la polizia ha trovato l’arma del delitto. Un pugnale son delle iniziali.
– Sì, sull’impugnatura del pugnale, un oggetto antichissimo e prezioso, sono incise due G e anche uno stemma. Lo stemma è dell casato del Gualdi e l’ultimo Conte Gualdi si chiama appunto Gualtiero Gualdi come il suo antenato. Le iniziali, G.G., non lasciano dubbi.
– Gualtiero Gualdi? Sembra impossibile. L’ho incontrato più volte a dei ricevimenti e sembra una brava persone. Per quale motive l’omicidio?
– Ecco, un pettegolezzo circola nell’ambiente. Gualdi conduce una vita un po’ “allegra”. Mi spiego meglio: per il decoro del casato ha una moglie ufficiale, ma frequenta anche delle amanti.
– Non è poi così strano. Persone spesso insospettabili hanno relazioni extraconiugali.
– Già, ma al Gualdi piacciono le donne già impegnate. Più di una volta infatti ha ricevuto minacce da mariti e fidanzati traditi.
– Non lo conoscevo sotto questo aspetto. Ma allora potrebbe essere un omicidio passionale.
– Caro Ferretti, devo andare: aspetto domani per legger il tuo primo articolo di cronaca nera. Arrivederci.
– Arrivederci, avvocato Termoli, grazie per le preziose notizie!
Intanto Ferretti, che ha finito il suo panforte, attraversa la piazza e rivolge alcune domande a un poliziotto. Inizialmente l’uomo esita a rispondere: poi, quando riconosce Ferretti, risponde, certo di apparire sul giornale tra i Vip.
Ferretti reccoglie così delle notizie interessanti: il pugnale usato per l’omicidio è di grandi valore; sull’impugnatura sono incastonate delle pietre preziose, due smeraldi e un rubino.
Quando è stato scoperto l’omicidio, il cadavere di una giovane donna di età tra i venti e i trent’anni giaceva su un palco con il capo rivolto all’indietro. Indossave solo un impermeabile e, conficcato nel cuore, c’era il pugnale. La donna è morta sul colpo, non c’è stata colluttazione: probabilmente la vittima conosceva il suo assassino.
Sulla suola degli stivali c’erano tracce di terra e pagliuzze. La donna frequentava quindi delle scuderie.
Prima di congedarsi, Ferretti gli chiede ancora: – Chi si occupa del caso? – Il commissario Maccari, signore. – Molte grazie, agente; grazie ancora per l’aiuto.
Capitolo 4 - Ferretti Unisce L’utile al Dilettevole
Ferretti, che è un buongustaio, decide di pranzare alla trattoria “La Torre”. È un locale tipico, sempre affollato, proprio a due passi dalla Torre del Mangia. Per entrare bisogna sempre farsi strada tra i turisti, magari riuscendo poi a trovare un tavolo in un angolo, in fondo al locale.
Ferretti non si scoraggia tanto facilmente ed entra con sicurezza nella trattoria. Poi si avvicina al bancone che separa la sala da pranzo dalla cucina. Lì c’è Pietro che serve ai tavoli, mentre la sua mamma Angela lavora ai fornelli.
Ferretti li conosce ormai da tanti anni: – Pietro, come stai?
– Guarda, guarda, Paolo Ferretti! Sei qui for il Palio?
– Sì, ma non solo. Pietro c’è un posticino per me? Ho una fame!…
– Certo, trovo subito un tavolo.
Ferretti si siede: di fronte c’è una coppia di giapponesi che gli sorride cordialmente.
– Pietro, cosa propone oggi il menù?
– Gnocchi di patate al sugo, ravioli, tagliatelle della mamma, quelle tirate a mano con il mattarello e poi pasta e fagioli.
– Benissimo, ho proprio voglia di pasta e fagioli, e per secondo?
– Scaloppe, ossibuchi, bistecche alla fiorentina, arista di maiale, e oggi, eccezionalmente piccione arrosto!
– Prendo gli ossibuchi e due fettine di arista, per contorno un bel piatto di patate al forno e da bere il Chianti della casa.
– Hai davvero un gran appetito, oggi.
– Come sempre. Oggi, però, ho una giornata impegnativa.
Poco dopo Ferretti inizia a mangiare.
Tra la gente che affolla la trattoria si sente parlare solo dell’omicidio. Ferretti assapora perciò il suo piatto di pasta e fagioli, ma il suo orecchio è teso ad ascoltare ogni parola, finché sente una ragazza che dice: – Conoscevo bene la vittima!
Ferretti si gira e scorge una ragazza che parla con un ragazzo. Decide allora di andarle a parlare: – Scusami, hai detto che conoscevi la donna assassinata? – Sì, la conoscevo; eravamo compagne di stanza. – Hai informato la polizia? – No, ecco… non voglio avere guai; insomma, quando questa mattina sono passata da Piazza del Campo, c’era la polizia; mi sono avvicinata e ho riconosciuto la mia compagna di stanza. Ho avuto paura e mi sono allontanata in fretta. Comunque, nell’ambiente dei cavalli la conoscevano in molti, è facile scoprire la sua identità; io, nel frattempo, avrò cambiato camera. – Così rischi di metterti nei guai; a proposito, come to chiami? – Mi chiamo Giovanna, ma perché mi metterei nei guai? – Con questo comportamento darai l’impressione di voler nascondere qualcosa. Piuttosto va’ dal commissario Maccari. Se vuoi, ti accompagno; vedrai, non to succederà nulla. – Va bene, ma chi è lei? – Mi chiamo Paolo Ferretti e sono un giornalista. Finiamo di pranzare e andiamo. – D’accordo. Ferretti torna al suo tavolo, cerca di gustare il suo piatto di carni, ma ha fretta di andare al commissariato. – Accidenti, dovrò rinunciare ai cantucci con il Vin Santo, pazienza. Pietro, portami il conto e anche quello dei ragazzi. Pago tutto io. Poi, rivolgendosi alla ragazza, aggiunge: – Giovanna sbrigati, andiamo! Ehi, mi devi una porzione di cantucci e un bicchiere di Vin Santo!
Capitolo 5 - Chi È La Donna Assassinata?
Al commissariato l’aria è molto tesa. Ferretti e Giovanna chiedono a un gente di parlare con il commissario Maccari.
Ferretti conosce da molto tempo il commissario che li riceve immediatamente nel suo ufficio. Una stanzetta con al soffitto una grande luce al neon, una scrivania di metallo e vecchie sedie di legno. Alle pareti, ci sono la foto del Presidente della Repubblica, un crocifisso e un rametto di ulivo. Maccari è un vecchio commissario: capelli grigi, occhi spenti di chi ormai non si illude più.
– Commissario, come te la passi qui a Siena?
Ascolta, mi occupo per il giornale dell’omicidio di stanotte. Ho incontrato questa ragazza che conosceva bene la donna assassinata. Non voleva testomoniare, perché ha paura di essere coinvolta. L’ho rassicurata: le ho garantito che non le succederà nulla, non è vero?
– Se non ha fatto niente di male, non le succederà nulla. Adesso veniamo ai fatti. Come ti chiami?
– Mi chiamo Giovanna Marras, sono un artiere ippico. Sono a Siena per un lavoro stagionale. Alla fine dell’estate tornerò a casa, in Sardegna, a Bosa.
– Conoscevi la donna assassinata?
– Sì, ma non eravamo amiche, dividiamo la stessa camera e facevamo lo stesso lavoro nelle scuderie del Conte Gualdi.
– Allora, sai come si chiama la donna?
– Cecilia Varchi, di Livorno. Sperava di essere assunta definitivamente dal Conte o in qualche altra scuderia.
– Uno strano lavoro per delle ragazze!
– Io non direi: se non sbaglio c’è la parità, e anzi, spesso svolgiamo il nostro lavoro meglio degli uomini.
– Va bene, non facciamo polemiche. Ora dimmi, Giovanna, quello che sai della notte dell’omicidio.
– Non so niente, commissario. Sono rientrata nella mia camera verso le dieci di sera e Cecilia non c’era. Non so dov’era. Ognuno do noi avera la propria vita: ogni tanto si mangiava insieme o si beveva qualcosa, ma niente di più.
– Non ti sei accorta che non ha dormito nel suo letto?
– Certo, ma a volte capitava.
– Dove dormiva?
– Ecco, non so, forse…
– Giovanna, devi dire tutto quello che sai al commissario, non hai nulla da temere! interrope Ferretti.
– Cecilia andava spesso a dormire a casa del Conte!
– Avevano una relazione?
– Non so.
– E tu, Giovanna?
– No, io no! Cecilia… forse, ma non era una cattiva ragazza, non era un’arrampicatrice; diceva che il Conte era una persona eccezionale, di non ascoltare le chiacchiere su di lui. Cecilia era molto discreta ed educata, ripeteva sempre di essere riconoscente al Conte, che provava dell’affetto per lui e che la sua amicizia era per lei molto importante.
– Però tu sospettavi una relazione tra loro!
– Sospettavo, sospettavo… ne sentivo parlare, ma io non so se era tutto vero.
– Dove si incontravano Cecilia e il Conte?
– Sopratutto qui a Siena, nell’attico del Conte, mai nella tenuta di San Gimignano. A San Gimignano vive la Contessa.
– Stamani sei andata al lavoro?
– Sì, dopo essere passata da Piazza del Campo.
– Già! Perché sei passata di lì?
– Ecco, quando Cecilia dormiva dal Conte, passavo a prenderla e andavano insieme al lavoro.
– Quindi sei passata davanti alla casa del Conte!
– Sì, pensavo di trovarla là, ma non c’era nessuno. Allora, tornando indietro, sono passata dalla piazza per fare colazione e… il resto lo sapete già.
– Al lavoro hai visto il Conte?
– No, non l’ho visto… È stato il Conte a uccidere Cecilia?
– Non sappiamo.
Ferretti chiede al commissario: - Non avete ancora interrogato il Conte?
– No, è scomparso?
– Scomparso?
– L’abbiamo cercato nel suo attico e a San Gimignano, ma nessuno sa dov’è.
– Avete trovato delle impronte sul pugnale?
– No, purtroppo l’assassino indossava dei guanti.
– Un omicidio premeditato allora.
– Sembrerebbe così.
– E il movente?
– Ancora non sappiamo. Certo, una volta confermati i sospetti sul Conte, il movente più plausibile è quello della gelosia. Vi ho già detto troppo. Ora, Giovanna, non devi lasciare Siena. Lascia all’agente qui fuori il tuo indirizzo e le tue generalità. Hai capito bene?
– Sì, commissario, grazie.
– Conosci l’indirizzo di Cecilia per avvisare al sua famiglia?
– Ecco, commissaro, Cecilia non aveva parenti: i suoi genitori sono morti cinque anni fa. Era sola al mondo.
– Ma Giovanna! Dici che non sai niente e poi si scopre… Vai! Vai a casa!
Un agente dovrà fare una perquisizione per cercare degli indizi.
Cerca una nuova sistemazione, dobbiamo mettere sotto sequestro la camera. Arrivederci…
Capitolo 6 - Un Dubbio Si Insinua
Prima di tornare in albergo Ferretti prende un aperitivo in un caffè vicino al palazzo dove il Conte Gualdi possiede l’attico. Nel locale non si sente parlare che del Conte. Tutti lo conoscono: fa sempre colazione qui e spesso sa fa servire a casa. Anche i suoi collaboratori e domestici sono clienti e come ogni sera il suo maggiordomo sorseggia un caffè al balcone.
Ferretti le conosce abbastanza bene: - Ciao, Carlo, come va?
– Oh, non saprei, signor Paolo, è tutto il giorno che la polizia mi interroga, ma io non so niente. Non vedo il Conte da ieri sera. Sono preoccupato, ma non credo che il Conte… Non riesco neanche a pronunciare quella parola. Quella povera ragazza la conoscevo, veniva spesso a trovarlo. Erano diventati amici…
– Carlo, avevi mai visto quel pugnale?
– Certamente, era in uno stipetto in camera del Conte, ma lui non l’ha mai usato e il sangue lo disguta.
– Che rapporto c’era tra il Conte e quella ragazza?
– Lui la trattava quasi come una figlia, si vedevano spesso, e non solo perché la ragazza lavorava alle scuderie.
– Ora, Carlo, ho sentito delle voci sul Conte e la sua passione per le donne; dimmi la verità. È proprio così?
– Sì e no. Il Conte ha un debole per il gentil sesso, ma non credo a una relazione con quella ragazza; lì ho visti spesso insieme e il loro non sembrava un rapporto sentimentale.
– Sì, ma la ragazza dormiva spesso a casa sua!
– È vero, ma non nella stessa stanza! Preparavo personalmente la camera degli ospiti e la mattina trovavo regolarmente i letti disfatti.
– La moglie del Conte era al corrente di questa amicizia?
– La Contessa conosceva la ragazza. Un paio di volte hanno anche cenato tutti insieme.
– La Contessa vive sola nella tenuta di San Gimignano?
– Sì, tra il Conte e la Contessa non c’è amore. Non hanno figli e si fanno vedere insieme in pubblico solo nelle occasioni ufficiali. La Contessa non è molto simpatica agli amici del Conte. Non è d’origine nobile. Prima di diventare la Contessa Gualdi era la segretaria della vecchia madre del Conte e, quando lei è morta, è rimasta alla tenuta; dopo qualche mese il Conte l’ha sposata. Non si è mai capito il perché: forse il Conte ne era infatuato ma lei no. Lei lo ha sposato per la sua posizione sociale. Il Conte si è trasferito quasi subito nell’attico qui a Siena.
– Bene, Carlo, grazie delle informazioni e arrivederci.
Capitolo 7 - Le Indagini Proseguono
In serata Ferretti invia l’articolo al giornale ed esce per andare al ristorante. Lungo la strada continua a ripensare alla misteriosa scomparsa del Conte e se davvero ha commesso un crimine così efferato. Perché rovinarsi la vita per una ragazza?
Lungo la strada continua a ripensare alla misteriosa scomparsa del Conte e se davvero ha commesso un crimine così efferato. Perché rovinarsi la vita per una ragazza?
Al ristorante Ferretti si siede al tavolo come un automa e quando il cameriere si avvicina per prendere l’ordinazione ha quasi un sussulto. Mangia con incredibile voracità, ma sembra non gustare nulla. Il caso del Conte Gualdi lo interessa molto; così prende appunti mangiando: dovrà verificare alcune informazioni. Per prima cosa programma una visita oer l’indomani alla tenuta del Conte a Sam Gimignano, una al commissario Maccari per informarsi sull’ora del delitto e infine una alle scuderie per parlare con i dipendenti del Conte.
Come andare a San Gimignano?
Di solito Ferretti non guida. Ha la patente, ma preferisce spostarsi in taxi, treno o aereo. Decide, in questo caso, di affittare un’auto per essere più libero negli spostamenti.
Tornato in albergo chiede al portiere di prenotargli una vettura piuttosto spaziosza e di svegliarlo l’indomani alle otto.
Capitolo 8 - Gita in Campagna
Sono le otto quendo lo squillo insistente del telefono sveglia Ferretti. Si alza e si prepara con tutta calma per la gita a San Gimignano. Nell’atrio dell’albergo il portiere lo accoglie con un sorrisino e gli porge le chiavi di un’utilitaria.
– Mi dispiace, è l’unica macchina disponibile. In agosto Siena è piena di turisti.
– Va bene, spero solo di riuscire a salire!
La scena di Ferretti che si siede in macchina è indescrivibile. Il portiere fatica a trattenere le risate, poi le vede partire zigzagando un po’. Lungo tutto il tragitto non risece a pensare a nulla, è troppo concentrato sulla guida. Il suo viso è imperlato di sudore, le sue mani sembrano incollate al volante, ma finalmente arriva alla tenuta del Conte.
Davanti alla residenza padronale, una vecchia casa colonica molto ben conservata, è parcheggiata un’auto della polizia. Ferretti scende faticosamente dall’auto, si tampona il viso e la fronte con un fazzoletto, si avvicina all’ingresso e suona il campanello.
Porge quindi il suo biglietto da visita al maggiordomo che gli ha aperto la porta. Dopo qualche minuto, il maggiordomo lo fa accomodare in una sala un cui si trovano la Contessa e il commissario Maccari che sorride a Ferretti: - Caro Ferretti, mi aspettavo di incontrarti ancora.
– Quando ho visto la macchina della polizia nel parcheggio, ha immaginato che c’eri anche tu. Benissimo, prenderò due piccioni con una fava! Cara Contessa Gualdi, come va?
– Ferretti, sono contenta di vederti, apprezzo molto i tuoi articoli! Sei qui per via di questa brutta storia, è così?
– Sì. Ci sono notizie del Conte?
– Come dicevo al commissario Maccari, non vedo mio marito da giorni, ci siamo parlati al telefono al sera del delitto, intorno alle venti: mi sembrava tranquillo, voleva venire qui per il fine settimana, ma poi non si è visto. Non so cosa dire, non conosco i suoi spostamenti e francamente non mi interessano; ognuno di noi ha la sua vita.
– Conoscevi la ragazza assassinata?
– Vagamente.
– Il maggiordomo di tuo marito mi ha detto che avete cenato insieme almeno un paio di volte!
– Cosa vuoi, ceno con tante persone, ma certo non le conosco tutte. Sono conoscenze superficiali. È vero, abbiamo cenato insieme, ma con una ragazza del genere non ho certo approfondito la conoscenza!
– Cosa intendi, quando dici “una ragazza del genere”?
– Sì, insomma, una ragazza che non ha classe e che fa un lavoro così… maschile.
– Non ti piaceva!
– Non la consideravo una minaccia. Presto sarebbe stata solo un vago ricordo.
– Ma il Conte era innamorato di lei?
– Devo proprio continuare a parlare di lui?
– Un’ultima domanda. Cosa pensi dell’omicidio? È stato tuo marito? E lui dov’è adesso? Cosa ci puoi dire del pugnale? Confermi che appartiene alla Famiglia Gualdi?
– Il pugnale è un oggetto antichissimo e appartiene da sempre alla famiglia, ma Gualtiero lo conserva nel suo attico a Siena, è molto geloso degli oggetti di famiglia e certo non li presta facilmente a qualcuno. Vi ho già detto che non so dov’è mio marito. Non sono io a dover dire se Gualtiero è l’assassino, ma ci sono degli indizi a suo carico, guisto? Probabilmente, ovunque si trova, è disperato e vittima del rimorso. È un uomo impulsivo, che prima agisce e poi pensa. Evidentemente non aveva intenzione di uccidere la ragazza, forse lei voleva approfittare della sua ricchezza e lui ha perso la testa.
Il commissario Maccari ha ascoltato molto attentamente la Contessa che conclude: - Commissario, spero di essere stata di aiuto nelle indagini; se mio marito si metterà in contatto con me vi avviserò subito!
– Molto gentile, è importante per noi ritrovare il Conte. La sua essenza aggrava la sua posizione. Arrivederci e grazie.
Nel parcheggio Ferretti e il commissario decidono di pranzare insieme da “Nello la Taverna”. Il locale è an ambiente piccolo con una trentina di coperti: fortunatamente Ferretti e il commissario riescono a trovare un tavolo per due in un angolo.
– Una vera fortuna in questo periodo dell’anno. Potremo chiacchierare indisturbati.
– Certo, Ferretti, a proposito, cosa pensi della Contessa?
– Mi sembra una donna molto scaltra e per nulla preoccupata della sorte del marito, ma ora pensiamo al nostro pranzo.
Parlano del più e del meno, poi Ferretti torna sull’argomento che gli sta più a cuore.
– Caro Maccari, è una brutta faccenda. Finché il Conte non si trova, non si saprà la verità.
– Sì, la testimonianza del Conte è fondamentale.
– Nel pomeriggo passerò alle scuderie. Desidero parlare con il direttore per avere notizie della vittima; mi puoi accompagnare?
– No, non posso, devo andare al commissariato per la relazione sull’autopsia, ma telefonami.
– Mi puoi dire l’ora della morte della povera Cecilia?
– Intorno alle tre del mattino.
Il commissario Maccari mangia lentemente, sorseggiando un bicchiere di Vernaccia; Ferretti, invece, mangia con voracità, come sempre. Alla fine Ferretti insiste per pagare il conto e poi ognuno va per la propria strada.
Capitolo 9 - Uno Strano Invito a Cena
Intorno alle quattro del pomeriggio, Ferretti arriva alle scuderie Gualdi dove incontra Aldo Forni, il direttore delle scuderie. È un uomo sulla trentina, molto alto e sicuro di sé. Quando vede Ferretti, lo apostrofa scherzosamente, dicendogli che non dispongono di elefanti.
Ferretti non reagisce. È stato sempre preso in giro e inizia a parlare senza perdersi d’animo.
– Non sono qui per andare a cavallo. Mi chiamo Ferretti e sono un giornalista, indago sull’omicidio di Cecilia, so che lavorava qui.
– È vero, lavorava qui, ma a me non piaceva. Speravo di poterla licenziare subito, ma era la pupilia del Conte…
– Che l’ha uccisa?
– Lo sanno tutti! Il Conte. Prima o poi doveva succedere. È un uomo che ama molto le donne e per questo assume ogni anno ragazze diverse. Poi, finita la stagione, le licenzia. Ora la povera Contessa dovrà subire questa vergogna e tutta la “baracca” sarà sulle sue spalle.
– Perché? Anche se il Conte verrà condannato, potrà gestire i suoi affari dal carcere.
– Al posto suo, io toglierei il disturdo… la farei finita! Ma mi scusi, adesso devo occuparmi del mio lavoro, non ho tempo da perdere: qui la vita continua.
Così dicendo, il direttore si allontana, quindi estrae dalla giacca un portatile e compone un numero di telefono.
Ferretti lo osserva, non può capire cosa dice, ma la telefonata gli sembra piuttosto concitata.
Per Ferretti l’intervista finisce qui, non gli resta che tornare in albergo e dedicarsi al prossimo articolo.
In albergo riceve un messaggio della Contessa Gualdi. È un invito a pranzo per il giorno successivo.
Ferretti rimane molto sorporeso e chiama il commissario Maccari. Racconta l’incontro con il direttore delle scuderie e commenta: - Piuttosto strano, non ti pare? Secondo me il direttore sa qualcosa. Ah! Dimenticavo: la Contessa mi ha invitato a pranzo domani. Perché?
E poi il direttore ha parlato molto bene della Contessa, l’ha descritta come una vedova sulle cui spalle cade tutto il disonore del marito. Forse c’è qualcosa tra il direttore e la Contessa. Domani ti racconterò.
A proposito, cosa hai saputo dall’autopsia?
– Niente di particolare. La povera Cecilia è morta sul colpo per una ferita al petto intorno alle tre del mattino. Sul corpo non ci sono tracce di colluttazione, non ci sono frammenti di stoffa o capelli. Niente di niente. Invece, oggi pomeriggio abbiamo ritrovato i vestiti che la ragazza indossava il giorno in cui è morta. Indovina un po’, erano nell’attico del Conte! Però mi domando: se era a casa del Conte, perché, quando sono usciti, la ragazza era nuda? In questa faccenda c’è qualcosa che non capisco.
– Mio caro cammissario, questa faccenda è davvero complicata. Comincio ad avere dei dubbi sulla colpevolezza di Gualdi, anzi temo per la sua vita: sembra scomparso nel nulla. Cosa succede se il Conte viene ritrovato morto? Chi ci guadagna dall’omicidio di Cecilia e dalla scomparsa di Gualdi?
– …La Contessa! Ferretti, mi raccomando, domani fai molta attenzione!
– Saprò tenere a bada la Contessa e spero di poter scoprire qualcosa di importante. Ci sentiamo; a domani.
Capitolo 10 - Che Sorpresa!
La mattinata di Ferretti trascorre velocemente. Arriva alla tenuta Gualdi